STILE DI VITA PER LA PREVENZIONE DEI TUMORI CON LE RACCOMANDAZIONI WCRF (FONDO MONDIALE PER LA RICERCA SUL CANCRO)

Il carcinoma alla mammella è considerato il tumore invasivo più comune nelle donne in tutto il mondo. Esso rappresenta il 16% di tutti i tumori femminili e il 22,9% dei tumori invasivi nelle donne. per rendersi conto della gravità della patologia si è notato che il 18,2% dei decessi per cancro, inclusi maschi e femmine, sono a causa del carcinoma mammario. E’ un a patologia con incidenza maggiore nei paesi del Nord America e Nord Europa. Globalmente questa patologia è la prima causa di morte per tumore nelle donne ed inoltre, al di sotto dei 50 anni è la prima causa di morte in senso assoluto, mentre al di sopra di tale età è preceduto solo dalle malattie cardiovascolari.
Data l’importanza dell’incidenza di questa malattia il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha la missione di promuovere la prevenzione primaria dei tumori. Essi hanno concluso un’opera ciclopica di revisione di tutti gli studi scientifici sul rapporto fra alimentazione e tumori sulla sezione di: tumori alla mammella, dell’ovaio e della cervice uterine.
Tramite queste ricerche hanno potuto creare le ” 10 raccomandazioni WCRF” che mostrano le conclusioni delle ricerche sui fattori che sono associati ad un maggior rischio di cancro.

Le 10 Raccomandazioni:
1) MANTENERSI SNELLI TUTTA LA VITA. Per conoscere se il proprio peso è in un intervallo accettabile è utile calcolare l’indice di massa corporea BMI (peso in kg/ altezza in metri elevata al quadrato); il valore risultante dovrebbe rimanere nell’intervallo del normopeso che oscilla tra i 18,5 e 24,9 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

2) MANTENERSI FISICAMENTE ATTIVI TUTTI I GIORNI. Per questa raccomandazione è sufficiente un impegno fisico pari ad una camminata veloce per almeno mezz’ora al giorno; man mano che ci si sentirà più allenati sarà consono aumentare l’intensità. Anche piccoli accorgimenti durante la giornata sono importanti, come per esempio, usare le scale piuttosto dell’ascensore!

3) LIMITARE IL CONSUMO DI ALIMENTI AD ALTA DENSITA’ CALORICA ED EVITARE IL CONSUMO DI BEVANDE ZUCCHERATE. Sono solitamente ad alta densità calorica i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi ( esempio i fast food). E’ importante capire la differenza tra limitare ed evitare. La prima si riferisce che occasionalmente è possibile mangiare un cibo molto grasso o zuccherato, la seconda invece, sostiene che è totalmente da evitare le bevande gassate e zuccherate.

4) BASARE LA PROPRIA ALIMENTAZIONE PREVALENTEMENTE SU CIBI DI PROVENIENZA VEGETALE, CON CEREALI NON INDUSTRIALMENTE RAFFINATI, LEGUMI IN OGNI PASTO E UN’AMPIA VARIETA’ DI VERDURE NON AMIDACEE E DI FRUTTA. Sommando verdure e frutta sono raccomandate almeno cinque porzioni al giorno.

5) LIMITARE IN CONSUMO DI CARNI ROSSE ED EVITARE IL CONSUMO DI CARNI CONSERVATE (come carni conservate si intendono: wurstel, carni in scatola e salumi).

6) LIMITARE IL CONSUMO DI BEVANDE ALCOLICHE. Non sono raccomandate, ma per chi ne consuma si raccomanda di limitarsi ad una quantità pari ad un bicchiere di vino al giorno per le donne e due per gli uomini e solamente durante i pasti.

7) LIMITARE IL CONSUMO DI SALE ( NON PIU’ DI 5 GRAMMI AL GIORNO) E DI CIBI CONSERVATI SOTTO SALE. EVITARE CIBI CONTAMINATI DA MUFFE (IN PARTICOLARE LEGUMI E CEREALI).

8) ASSICURARSI UN APPORTO SUFFICIENTE DI TUTTI I NUTRIENTI ESSENZIALI ATTRAVERSO IL CIBO (VARIETA’ IN TAVOLA).

9) ALLATTARE I BAMBINI AL SENO PER ALMENO 6 MESI.

10) NON FUMARE

Nei limiti dei pochi studi disponibili sulla prevenzione delle recidive, le raccomandazioni per la prevenzione alimentare del cancro valgono anche per chi si è già ammalato.

Dottoressa Frosali Benedetta

TESI SULL’EFFETTO DELLA CHEMIOTERAPIA PER IL CARCINOMA ALLA MAMMELLA SUI RESPONSI RELATIVI ALLE ALTERAZIONI DI PERCEZIONE DEI GUSTI

Un vasto range (tra il 36% e il 71%) dei pazienti sottoposti a chemioterapia per carcinoma mammario, sono soggetti al sintomo di cambiamento qualitativo della percezione del gusto. Questo a causa della morte di cellule sia dell’apparato olfattivo sia per l’apparato gustativo ed una ipofunzione salivare.
Le alterazioni del gusto hanno come effetto il rischio di insorgenza di disordini alimentari come malnutrizione/cachessia e aumento di peso e, più in generale, un impatto sulla qualità della vita dei pazienti. Appare pertanto del tutto evidente che è importante avere degli specialisti sull’alimentazione nel trattamento delle pazienti e la necessità di disporre di strumenti facili da applicare per mettere in evidenza l’insorgenza del sintomo. Uno di questi strumenti è rappresentato dall’utilizzo di questionari da somministrare ai pazienti. Il “Chemioterapy Induced Taste Alteration Scale” definito CiTAS è stato proposto nell’aprile 2016 quale metodo per la valutazione di questo disturbo in Italia. Lo scopo di questa tesi è l’analisi dei responsi dei pazienti sottoposti a chemioterapia per carcinoma mammario acquisiti tramite il CiTAS al fine di valutare l’evoluzione dei responsi di alterazione dei gusti durante la terapia stimando al contempo le differenze individuali e l’effetto di fattori quali età e consumo di alcol.
I risultati delle analisi prese in considerazione nella tesi, mettono in evidenza che il problema della percezione del gusto durante le terapie chemioterapiche si manifestano in tempi brevi e c’è la totale scomparsa del sintomo in maniera graduale a 12 mesi dalle terapie. I responsi dei pazienti sono soggetti ad un’ampia variabilità a causa della difficoltà delle stesse ad esprimere e capire i diversi gusti e i diversi disturbi ad essi associati; l’unico fattore certo è il gusto del dolce e dell’amaro che sono i più percepiti oltre che al sapore cattivo in bocca. Questi cambiamenti comportano un’avversione alla carne rossa ed agli alimenti dolci. Purtroppo si evince un forte rapporto tra l’alterazione del gusto, qualità della vita e la perdita dell’appetito nei pazienti. L’influenza di diversi fattori quali il consumo di alcool e l’età sui responsi di alterazione del gusto, non è stata messa chiaramente in luce da questo studio. Rimane il dubbio se una sequenza maggiore a quella investigata di cicli di terapia può determinare l’emergenza di una differenza dei fattori presi in esame.
In conclusione, l’alterazione del gusto è un argomento ostico essendo un campo ancora poco studiato a causa della sua complessità e del suo carattere fortemente soggettivo. Per l’alta incidenza del problema a livello delle terapie chemioterapiche però, è importante che un’equipe di esperti svolga al meglio le loro competenze per rilevare il problema, per istruire il paziente e per cercare di migliorare la qualità della vita di quest’ultimi. Con questa tesi si è cercato di sensibilizzare e sottolineare l’importanza del lavoro di equipe multidisciplinare tra medici, infermieri, nutrizionisti e psicologi. L’importanza di un esperto nel campo della nutrizione è dato dal fatto che l’alterazione del gusto non ha un trattamento farmacologico per aiutarne la guarigione e per questo è ancora più importante avere certe accortezze per rendere il fastidio di alterazioni del gusto il meno disturbante possibile per il paziente. Il poter individuare in maniera sempre più specifica la percezione di un dato paziente in un preciso momento, può far sì che si possano creare dei menu sempre più appropriati ed in maniera rapida, tramite le informazioni raccolte con strumenti e questionari. Questo fa sì che si possano elaborare piani di assistenza dietetici e comportamentali personalizzati, in base al tipo di alterazione che si presenta nel paziente specifico. E’ importante la professionalità dell’esperto in nutrizione per l’elaborata e complessa programmazione alimentare, ma anche la conoscenza dei diversi sapori e odori degli alimenti. Tutto questo può fare la differenza sulla qualità di vita e su una possibile malnutrizione, che può incidere sull’effetto della terapia stessa e sul benessere del paziente.

Dottoressa Frosali Benedetta
(Tesi scientifica dell’ Ottobre 2016, presso il Corso di Laurea
Magistrale in Scienze dell’Alimentazione Umana a Firenze. Titolo:
effetto della chemioterapia per il carcinoma alla mammella sui responsi
relativi alle alterazioni di percezione dei gusti. Tesista: Carnovali Elisa)

POSIZIONE CORRETTA DEGLI ALIMENTI IN FRIGORIFERO

POSIZIONE CORRETTA DEGLI ALIMENTI IN FRIGORIFERO

Sembra un banale argomento, ma non tutti sanno che il frigorifero rispetto al freezer, non ha mai una temperatura costante su tutti i ripiani e da questo nasce l’importanza di come si immette la nostra spesa quotidiana all’interno di questo elettrodomestico di fondamentale importanza in ogni casa.

Si conosce che all’interno del frigorifero gli alimenti devono essere disposti in zone ben precise, in modo da consentire la giusta circolazione dell’aria e l’omogeneità della temperatura per evitare i fenomeni di contaminazione microbica o da miceti.

La temperatura corretta del frigorifero è di 4°C, il punto più freddo di solito è il ripiano più basso (sopra i cassetti per le verdure) con una temperatura di circa 2-3°C, mentre gli scompartimenti o le mensole all’interno della porta sono i più caldi, arrivando approssimativamente a 10°C.

E’ opportuno quindi, inserire nei cassetti in basso (ad una temperatura di 10°C) frutta e verdura, al fine di mantenere le caratteristiche organolettiche e nutrizionali ed evitare la contaminazione con gli altri alimenti a causa di insetti, residui di terra o altro.

Nella zona bassa, ossia il piano inferiore, è consigliato metterci la carne e il pesce crudo essendo il punto dove la temperatura è minima.

Verso i piani più alti, la temperatura comincia ad aumentare fino ad arrivare agli 8 °C. Qui è consigliabile mettere: alimenti già cotti ben sigillati, le uova, lo yogurt e i formaggi.

 

Nello sportello, le temperature sono ancora più elevate (si raggiungono i 13-15°C), qui è preferibile mettere quei alimenti che necessitano solo di una leggera refrigerazione come latte, burro e bibite.
È da prestare attenzione alle uova! Queste non si devono inserire nello sportello perché gli sbalzi termici tra il chiudere e riaprire il frigorifero, possono causare delle microfratture del guscio e se sulla sua superficie è presente la salmonella può contaminare l’uovo.

 

Dottoressa Frosali Benedetta

In collaborazione con Dottoressa Elisa Carnovali

BAMBINI, ALIMENTAZIONE E SPORT

Quanti bambini conoscono davvero cosa vuol dire mangiare bene?

Quali mezzi abbiamo a disposizione per far apprendere loro questo concetto?

Il problema è solo cosa mangiare o anche quando, dove e soprattutto quanto?

 

In seguito allo studio ZOOM8, indagine condotta nel 2009/2010 all’interno del progetto “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”, promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, più del 60% dei bambini in sovrappeso prima della pubertà, lo sarà anche durante l’età adulta. Ciò comporta un onere per il Servizio sanitario nazionale, in quanto l’obesità è un fattore predisponente per le patologie cronico-degenerative non trasmissibili e per l’aumento, quindi, del numero di accessi al SSN e di prestazioni sanitari e in età adulta.

Recenti indagini finalizzate ad approfondire le conoscenze sui comportamenti alimentari e gli stili di vita nei bambini della scuola materna e primaria in diverse regioni italiane, tra cui lo studio sopra citato, hanno mostrato che l’aderenza alle raccomandazioni internazionali dell’Organizzazione mondiale della sanità è, per la maggior parte, insufficiente, soprattutto per quanto riguarda la frequenza del consumo di ortaggi, frutta e legumi.(1)

 

Per uno stile di vita sano, però, è importante solo l’alimentazione?

 

Purtroppo no. Anche se negli ultimi tempi la percentuale di bambini che pratica attività fisica è in lieve aumento rispetto agli anni precedenti, rimangono alti i numeri che indicano trai i più piccoli il permanere di abitudini alimentari scorrette e di comportamenti sedentari. Questo è quanto emerso dall’ultima raccolta dati (condotta nel 2012 e riferita agli alunni della scuola primaria) di Okkio alla Salute, il sistema di sorveglianza promosso dal Ministero della Salute e dal CCM (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. (1) Questo è dovuto in parte all’ampia diffusione di forme di comunicazione e di intrattenimento quali internet, TV e videogiochi che, seppur rappresentando dei validi strumenti, dovrebbero essere utilizzati in modo equilibrato e corretto per non incorrere in problematiche quali disturbi della vista e della postura ma soprattutto ad un isolamento eccessivo del bambino chiudendolo in una visione individualistica e poco creativa. (2,3,4)

Per tutti questi motivi professionisti sanitari, nutrizionisti, educatori infantili e genitori ogni giorno sono alla ricerca del metodo giusto per far apprendere ai bambini i concetti base della buona nutrizione e l’importanza del movimento, il quale non è solo pratica sportiva, ma anche gioco, attività all’aria aperta, corsa e passeggiata.

La scelta di tali metodi non può ricadere solo sull’apprendimento scolastico o sull’istruzione in famiglia. Occorre, infatti, precisare che la società di oggi ha portato molte famiglie ad uno stile di vita sempre più frenetico con meno tempo per cucinare, stare insieme ai figli al momento dei pasti o portarli all’attività fisica. Per questo motivo se vogliamo stimolare i più piccoli a mangiare bene e muoversi, allora dobbiamo creare in loro la voglia di conoscere il mondo dell’alimentazione. Non è semplice, ma responsabilizzare i nostri figli vuol dire dar loro lo spazio, i mezzi e la fiducia di cui hanno bisogno per capire quando le loro scelte sono sbagliate. Un detto dice che l’imposizione lascia spazio agli alibi, mentre la responsabilizzazione educa; ecco da mamma, prima che da nutrizionista, cerco di creare in famiglia la consapevolezza delle proprie scelte alimentari giuste o sbagliate che siano. Questo perché ognuno ha la propria personalità in continuo cambiamento, ma ciò che invece dobbiamo cercare di mantenere immutato nel tempo è uno stile di vita sano. (2,5)

 

Alla luce di quanto sopra esposto ho realizzato con la collaborazione della Federighi Editori, il libro – gioco “Chi ha paura di Colagrasso”, il quale attraverso la storia di personaggi immaginari allegri e divertenti ha il fine di:

  • Educare bambini di età fra i cinque e gli otto anni a mangiare bene.
  • Portarli a fare scelte giuste ed equilibrate attraverso giochi e percorsi, ad esempio, ricercando il pasto giusto.
  • Far capire loro che troppe privazioni non sono necessarie come racchiude la morale finale.
  • Stimolarli a stare all’aria aperta, fare sport di squadra o comunque dell’attività fisica, richiamando spesso la frase “giocare insieme” .

Il tutto facendoli divertire in linea con il motto mio e della Federighi Editori: “Imparare giocando!”

La storia essendo pensata proprio per i bambini sarà illustrata in maniera esplicativa e divertente con un linguaggio semplice e diretto. Lo scopo del progetto, infatti non è quello di annoiare i bambini con racconti lunghi e prolissi, ma stimolare la loro mente e le enormi potenzialità che offrono attraverso giochi, percorsi e colori.

Non esistono particolari protagonisti o antagonisti, ma l’immagine di due stili di vita diversi; uno composto da solo cibi e abitudini sane, mentre l’altro sedentario e pieno di grassi. Nell’arco di una giornata questi nemici- amici si sfideranno per imporre a tutto il villaggio, le loro abitudini, ma il finale racchiude una morale a sorpresa troppo spesso trascurata.

 

Conclusioni

Una dieta scorretta e non equilibrata rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cronico-degenerative, quali disturbi cardiovascolari, tumori e diabete mellito di tipo 2. Per questo motivo è importante la prevenzione del sovrappeso e dell’obesità che va iniziata già in età pediatrica, attraverso una dieta bilanciata e uno stile di vita sano. (1) Inoltre secondo le Raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, al fine di migliorare le condizioni cardiorespiratorie, scheletriche e muscolari dei bambini occorre iniziare presto una pratica sportiva o almeno stimolare i nostri figli a muoversi. Infine una Metanalisi condotta nel 2011 in lingua inglese, esaminando la banca dati PubMed ed includendo un totale di 18.849 partecipanti di età compresa fra i 2 e i 19 anni, ha determinato l’effetto positivo della frequenza dei pasti sulla variazioni del peso corporeo nei bambini e negli adolescenti. (6)

Alla luce di quanto appena detto, dobbiamo promuovere non solo i “cibi buoni” e “cattivi”, ma uno stile di vita sano ed equilibrato rivolgendosi proprio a Loro, i bambini, patrimonio del nostro futuro.

 

 

Dr.ssa Frosali Benedetta

Biologa Nutrizionista

Specializzata in Scienze della Nutrizione Umana

 

Riferimenti Bibliografici

  1. http://www.salute.gov.it
  2. Griffhs MD (2002 The education benefits of videogames. Education and Health.
  3. Griffths MD (2003) Videogames: advice for parents and teachers. Education and Health
  4. Http://www.orosha.org/cergos
  5. www.ispesl.it
  6. http:// www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23569087.Eating Frequency and Overweight and Obesity in Children and Adolescents: A meta-analysis.

 

La nascita del mio primo libro e i laboratori didattici nell scuole!

laboratorio didattico, scuola primaria
laboratorio didattico, scuola primaria
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laboratorio didattico ,scuola dell’infanzia

 

Come per molte donne anche per me la maternità è stata una fase della vita molto speciale, potrei dire il periodo più bello, più intenso e più creativo. Infatti nonostante i continui cambiamenti d’umore, la nausea e la pancia contratta che mi obbligò a stare ferma a casa, la mia mente iniziò ad elaborare un’idea: Perché non creare qualcosa che possa aiutare i miei “clienti” più piccoli?

Così decisi di scrivere una piccola e semplice storia con personaggi buffi e immaginari che potesse guidare i bambini verso il mondo dell’alimentazione. Una volta ultimata la inviai alla casa editrice “Federighi Editori”, rinomata per le sue collane di libri per bambini e… come nelle favole… magia, magia furono entusiasti di accettare e stampare la mia storiella definendola semplice, divertente ma anche educativa.

A settembre 2014, quindi ho presentato il mio primo libro – gioco per bambini sull’alimentazione, intitolato “Chi ha paura di Colagrasso?”, ricco di giochi per non annoiare i piccoli lettori.

Non esistono particolari protagonisti o antagonisti, ma l’immagine di due stili di vita diversi; uno composto da solo cibi e abitudini sane, mentre l’altro sedentario e pieno di grassi. Nell’arco di una giornata questi nemici- amici si sfideranno per imporre a tutto il villaggio, le loro abitudini, ma il finale racchiude una morale a sorpresa troppo spesso trascurata. Ovvero: la vera ricetta per un buon stile di vita è composta da un po’ di entrambi, un po’ di sane abitudini e un po’ di Schifomix.

Il mio intento, però, non era solo scrivere un libro ma volevo creare uno strumento che guidasse i bambini a fare le giuste scelte culinarie senza troppe privazioni quindi, insieme alla titolare della casa editrice abbiamo iniziato a cercar di diffondere questo libro gioco nelle scuole materne e primarie creando dei veri e propri laboratori didattici.

Chissà a cosa porterà questa mia creazione, se riuscirò davvero a stimolare alcuni bambini verso le giuste scelte alimentari o se utilizzeranno il libro solo per colorare, come ancora fa mia figlia di 24 mesi, ma di certo mi sono divertita a scriverlo, a immaginarlo e a raccontarlo.

 

LA VERDURA

La Verdura

Con il termine verdura si indica generalmente l’insieme degli ortaggi, ossia alimenti vegetali costituiti da foglie, fiori e radici, per lo più coltivati negli orti. Le verdure sono indispensabili per il buon funzionamento dell’intestino e sono importanti dal punto di vista alimentare per il loro apporto di vitamine, sali minerali e fibra. Contribuiscono inoltre a dare un senso di sazietà, senza incidere molto nell’apporto calorico complessivo della dieta. Generalmente la verdura presenta un elevato contenuto di acqua e, se consumata cruda risulta ancora più ricca di vitamine, anche se queste dipendono dal tipo di raccolta, di conservazione e soprattutto dal tempo intercorso tra la raccolta ed il consumo. Infatti anche cotti leggermente nel nostro buon olio di oliva extra vergine è una sana alternativa oltre ad essere più digeribili.

Con le moderne tecniche di conservazione e di produzione in serra, oggi sono possibili raccolti continui anche là dove le caratteristiche climatiche renderebbero possibile la coltivazione solo per alcuni mesi all’anno. La crescita di ortaggi fuori stagione, in serra, comporta però un maggiore uso di fitofarmaci in quanto la maturazione non può avvenire naturalmente quindi è buona norma seguire la loro stagionalità per cogliere al meglio i valori nutrizionali.

La verdura può essere considerata, insieme alla frutta, la nostra “medicina naturale” proprio perché possiede notevoli proprietà medicinali.

In effetti molti integratori fitoterapicima anche numerosi medicinali di uso comune derivano dalle piante, quindi nonfar mai mancare a tavola questi alimenti è la miglior cura disalute e bellezza.

 

Di seguito illustriamo quali sono le preziose virtù di alcuni amici vegetali.

La lattuga, ricca di vitamine e sali minerali, ma soprattutto rilassante. Infatti ha un notevole effetto sedativo ed antispasmodico, consigliabile in caso di insonnia.

La carota e la zucca, particolarmente ricche di vitamina A, fitoestrogeni, B-carotene e sali minerali come il potassio (300 mg per 100 g), efficace regolatore intestinale.

Gli spinaci, contengono 660 mg di potassio, 62 mg di sodio e 4 mg di ferro, quindi ottimi nelle convalescenze e in caso di anemia.

Il cavolo, l’antitumorale per eccellenza,favorisce la guarigione delle ulcere gastriche e intestinali.

I rapanelli contengono forti dosi di vitamina C, stimolano il fegato e la cistifellea, sono diuretici e curano le bronchiti croniche.

Il finocchio aiuta la digestione, è diuretico e rinfrescante.

L’asparago è amico della memoria essendoricco di fosforo (80 mg).

Il prezzemolo contiene molta vitamina C, è depurativo e può essere indifferentemente consumato cotto o crudo, poiché la cottura non ne modifica il contenuto.

Il pomodoro è molto ricco di vitamine e sali minerali e aiuta la digestione.

Il porro è lassativo e diuretico, aiuta ad eliminare l’acido urico quindi è consigliato in caso di gotta e calcolosi urinaria.

La rapa è diuretica e balsamica, indicata nelle affezioni polmonari croniche e nel raffreddore.

Il cetrioloe ilsedano sono disintossicanti, depurativi e diuretici.

 

LE GAMME: 1,2 3…MA QUANTE SONO??

  1. I prodotti della prima gamma sono gli ortaggi e le verdure fresche;
  2. I prodotti della seconda gamma sono le verdure conservate sott’olio o sotto aceto;
  3. I prodotti della terza gamma sono le verdure surgelate;
  4. I prodotti della quarta gamma sono le verdure del tipo insalate, carote, sedano, ecc., puliti, preparati già tagliati, confezionati in vaschette e pronti per il consumo;
  5. La quinta gamma infine comprende i semilavorati già cotti.

 

 

CURIOSITA’ DA RICORDARE.

  1. Le verdure, poiché crescono a contatto con la terra, possono contenere residui di PESTICIDI o sostanze usate nelle pratiche colturali; per questo motivo occorre lavarle accuratamente prima del consumo a crudo.
  2. Non sono da ignorare inoltre, alcuni fattori anti nutrizionali presenti nelle verdure, come i nitrati e l’acido ossalico.
  3. Circa il 75 % della produzione italiana di verdura viene consumata allo stato fresco, mentre il restante 25 % è destinato all’industria conserviera.
  4. Le verdure fresche sono alimenti alcalinizzanti e contribuiscono a mantenere nell’organismo umano l’equilibrio acido-basico.

 

 

Dr.ssa Benedetta Frosali

SINDROME DEL COLON IRRITABILE

SINDROME DEL COLON IRRITABILE

Per Sindrome del colon irritabile si intende un disturbo dovuto ad un cambiamento rispetto al normale delle contrazioni dei muscoli intestinali, che dovrebbero contrarsi e distendersi seguendo un ritmo coordinato per spostare gli alimenti che dallo stomaco attraversano il tratto intestinale verso il retto. Si può manifestare con diarrea, stipsi, gonfiori e dolori addominali.

Le cause non sono ancora chiare, sicuramente entrano in gioco fattori ormonali, nervosi, abuso di farmaci ma anche stile di vita e alimentazione scorretti.

E’ importante, quindi, adottare certi comportamenti ed un’ alimentazione che se anche non vanno a risolvere il problema, quanto meno ne vanno a ridurre i sintomi. I principali sintomi che si riscontrano sono:

  1. dolore associato a rallentato transito intestinale (sindrome del colon irritabile con prevalenza di stipsi)
  2. dolore alleviato dalla evacuazione
  3. marcata, visibile, distensione addominale
  4. sensazione soggettiva di incompleta svuotamento intestinale in più del 25% delle evacuazioni
  5. mucorrea in più del 25% delle evacuazioni

Studi più recenti però hanno chiarito il principio secondo il quale per porre la corretta diagnosi di sindrome del colon irritabile, i pazienti devono manifestare in maniera continuativa e per almeno 3 mesi nell’arco dell’ultimo anno, almeno 3 dei seguenti sintomi:

 

Dolore o disturbo intestinale caratterizzato da:

1. sollievo alla evacuazione

2. associato al cambiamento della frequenza delle evacuazioni

3. associato al cambiamento della consistenza delle feci

Ulteriori sintomi includono:

a) modificazioni della frequenza delle evacuazioni,

b) modificazioni della forma delle feci

c) modificazioni del passaggio delle feci

d) distensione addominale e soggettività di gonfiore.

L’incidenza è marcatamente differenziata da nazione a nazione.

Approssimativamente il 50% della popolazione affetta da sindrome del colon irritabile, riferisce l’inizio della   sintomatologia a prima  dei 35 anni di età

La comparsa di sintomi nella popolazione che ha superato i 40-45 anni di età, può essere attribuito allo sviluppo di una sindrome del colon irritabile, solo dopo aver escluso la presenza di patologie organiche (stenosi diverticolari, neoplasie etc.)

La dieta tende a incrementare l’apporto di fibra idrosolubile (frutta, ortaggi, legumi passati),maggiormente indicata a normalizzare la motilità intestinale senza irritare le mucose.

Importantissimo è fare attività fisica: stimola la circolazione sanguigna e quella linfatica, il metabolismo dei grassi, l’ossigenazione delle cellule e tante altre funzioni. Si dovrebbero fare soprattutto quei movimenti utili a tonificare i muscoli dell’addome. Sono ottime le passeggiate, salire le scale a piedi, andare in bicicletta e, se possibile, cercare di ritagliare un piccolo spazio nella giornata, bastano 20-30 minuti, per fare qualche esercizio specifico per i muscoli addominali. Infine, se proprio non si riesce quotidianamente a ritagliare del tempo per programmare un po’ di movimento, almeno bisogna cercare di ridurre le occupazioni sedentarie, come guardare la televisione o stare davanti al computer fuori dell’orario di lavoro.

Piccole regole:

  1. Evitare: Cibi integrali, legumi secchi interi, frutta e verdura fibrose (ricche di fibra indigeribili: uva, fichi, pera, prugne),caffè, tè, cacao, bibite e bevande alcoliche ,spezie, selvaggina, carni fibrose ricche di tessuto connettivo.
  2. Masticare i cibi lentamente e accuratamente, in modo da favorire il processo digestivo e preferire piatti semplici, evitando cibi elaborati e ricchi in grassi che andrebbero ad aumentare il carico e il lavoro dell’intestino. Le cotture ideali sono ai ferri o al vapore. Evitare assolutamente le fritture.
  3. Bere almeno 1,5 – 2 lt di acqua naturale al giorno. Contenere invece il consumo di: tè nero, caffè, bevande a base di cola, cioccolata in tazza, vini e superalcolici, acqua e bevande dolcificate, colorate, gassate. Le bevande non devono essere fredde.
  4. Utilizzare probiotici che portano ad una riduzione della produzione di gas e quindi ad un miglioramento nel dolore addominale.
  5. Le fibre solubili (contenute in avena, legumi e frutta fresca, soprattutto nelle mele, nelle pesche e negli agrumi) promuovono la crescita di flora intestinale protettiva (azione prebiotica), regolarizzano la funzione intestinale e riducono la microinfiammazione correlata all’intestino irritabile.
  6. Per quanto riguarda pane, pasta, riso, cereali e derivati, vanno evitati tutti gli alimenti preparati con farina integrale. Si possono tranquillamente mangiare: riso bianco ben cotto, semolino, grissini e cracker senza grassi, fette biscottate e pane tostato. Meglio evitare: pane bianco molto lievitato, pane integrale, pane alla crusca, mollica di pane fresco, pane ai cereali, riso e pasta integrali, brioches e prodotti industriali da forno, merendine confezionate, biscotti di produzione industriale.
  7. Per quanto riguarda la carne, non sono raccomandate le carni salate, molto grasse e affumicate, la trippa, salumi grassi crudi e cotti, insaccati, lumache, tutta la cacciagione e la selvaggina. Sono da preferire carni bianche o rosse magre: pollo, tacchino, coniglio, vitello, manzo, purché sempre ben sgrassati e/o privati della pelle. Tra i salumi vanno bene prosciutto cotto e affettato di tacchino, saltuariamente prosciutto crudo e bresaola.
  8. Lo stesso discorso vale per il pesce: niente salmone affumicato, acciughe, sardine, pesce fritto, ostriche, capesante e tutti i molluschi o i frutti di mare in genere, scegliendo invece sogliola, orata, branzino, platessa, nasello, da lessare o cuocere alla griglia.
  9. I latticini (SE TOLLERATI) sono da consumarsi sempre in quantità moderate, dando la precedenza a: yogurt magro, ricotta fresca, stracchino, parmigiano, latte scremato, ed evitando i formaggi stagionati grassi e/o fermentati, come gorgonzola, mascarpone, pecorino, taleggio, emmenthal, fontina stagionata, e il latte o yogurt interi.
  10. Per quanto riguarda le verdure, è meglio consumarle cotte e passate, oppure anche finemente tritate. INIZIALMENTE preferire patate (cotte al forno, a vapore o purea), lattuga, crescione, indivia; Evitare: radicchio, finocchio, sedano, cicoria, cipolla, legumi (piselli, fagioli, ceci, fagiolini, etc.), cavolfiore, cavolo, broccoli, rape, verze, carciofi, melanzane, funghi, peperoni, asparagi e, in genere, tutte le verdure “dure”, contenenti molto “gambo”.

I legumi possono essere consumati sotto forma di passato o in purea.

IN SEGUITO, sempre cotte e in modeste quantità, possono essere usati anche asparagi, barbabietole, erbette, fagiolini, finocchi, funghi freschi, pomodori, scarola, sedano,zucchine. Passare alla verdura cruda solo quando sia intervenuto un netto miglioramento, aggiungendo eventualmente anche cavoli, cicoria, rapanelli, cipolle, porri, rape e peperoni, tenendo però conto delle tolleranze individuali per questi cibi.

  1. Per quanto riguarda la frutta, evitare: avocado, cocco, cachi, uva, fichi, fichi d’india, castagne, zucca, ciliegie, fragole, anguria, melone, prugne, frutti di bosco, noci, nocciole, mandorle, datteri, pinoli, e tutta la frutta essiccata. Preferire ananas, arance, limone, mandarini, mele, pompelmo. Inoltre è sempre meglio consumare la frutta senza buccia e lontano dai pasti: subito dopo il pasto, infatti, specialmente se associata ai carboidrati, può fermentare e dare quindi fenomeni di gonfiore. L’ideale sarebbe mangiare frutta cotta.
  2. Il condimento migliore è sempre l’olio extravergine di oliva, mentre è meglio bandire dalla tavola aceto, pepe, peperoncino, senape, spezie e aromi piccanti (salse, curry, ketchup).
  3. L’unico dolce consentito è il miele. Altri dolci, come cioccolato, frittelle, pasta sfoglia e dolciumi da forno o preparati con creme a base di uova e di cioccolato, panna montata e gelati sono sconsigliati.
  4. Importante ripristinare la tendenza alla regolarità della funzione intestinale; sfruttare i naturali riflessi di svuotamento intestinale: evacuare sempre alla stessa ora, sfruttare il riflesso gastro-colico, particolarmente valido dopo la prima colazione del mattino.

I bambini e l’alimentazione

Digitalizzato_20141011 (6)Digitalizzato_20141011 (4)I BAMBINI E L’ALIMENTAZIONE.

Quanti bambini conoscono davvero cosa vuol dire mangiare bene?

Quali mezzi abbiamo a disposizione per far apprendere loro questo concetto?

Il problema è solo cosa mangiare o anche quando, dove e soprattutto quanto?

In seguito allo studio ZOOM8, indagine condotta nel 2009/2010 all’interno del progetto “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”, promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, desideravo creare un libro gioco per approcciare i bambini al mondo dell’alimentazione e grazie alla collaborazione con la casa editrice Federighi Editori di Certaldo (fi) questo progetto ha preso vita.

 

Basi del Progetto

Più del 60% dei bambini in sovrappeso prima della pubertà, lo sarà anche durante l’età adulta. Ciò comporta un onere per il Servizio sanitario nazionale, in quanto l’obesità è un fattore predisponente per le patologie cronico-degenerative non trasmissibili e per l’aumento, quindi, del numero di accessi al SSN e di prestazioni sanitari e in età adulta.

Recenti indagini finalizzate ad approfondire le conoscenze sui comportamenti alimentari e gli stili di vita nei bambini della scuola materna e primaria in diverse regioni italiane, tra cui lo studio sopra citato, hanno mostrato che l’aderenza alle raccomandazioni internazionali dell’Organizzazione mondiale della sanità è, per la maggior parte, insufficiente, soprattutto per quanto riguarda la frequenza del consumo di ortaggi, frutta e legumi.(1)

 

Per uno stile di vita sano, però, è importante solo l’alimentazione?

 

Purtroppo no. Anche se negli ultimi tempi la percentuale di bambini che pratica attività fisica è in lieve aumento rispetto agli anni precedenti, rimangono alti i numeri che indicano trai i più piccoli il permanere di abitudini alimentari scorrette e di comportamenti sedentari. Questo è quanto emerso dall’ultima raccolta dati (condotta nel 2012 e riferita agli alunni della scuola primaria) di Okkio alla Salute, il sistema di sorveglianza promosso dal Ministero della Salute e dal CCM (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. (1) Questo è dovuto in parte all’ampia diffusione di forme di comunicazione e di intrattenimento quali internet, TV e videogiochi che, seppur rappresentando dei validi strumenti, dovrebbero essere utilizzati in modo equilibrato e corretto per non incorrere in problematiche quali disturbi della vista e della postura ma soprattutto ad un isolamento eccessivo del bambino chiudendolo in una visione individualistica e poco creativa. (2,3,4)

Per tutti questi motivi professionisti sanitari, nutrizionisti, educatori infantili e genitori ogni giorno sono alla ricerca del metodo giusto per far apprendere ai bambini i concetti base della buona nutrizione e l’importanza del movimento, il quale non è solo pratica sportiva, ma anche gioco, attività all’aria aperta, corsa e passeggiata.

La scelta di tali metodi non può ricadere solo sull’apprendimento scolastico o sull’istruzione in famiglia. Occorre, infatti, precisare che la società di oggi ha portato molte famiglie ad uno stile di vita sempre più frenetico con meno tempo per cucinare, stare insieme ai figli al momento dei pasti o portarli all’attività fisica. Per questo motivo se vogliamo stimolare i più piccoli a mangiare bene e muoversi, allora dobbiamo creare in loro la voglia di conoscere il mondo dell’alimentazione. Non è semplice, ma responsabilizzare i nostri figli vuol dire dar loro lo spazio, i mezzi e la fiducia di cui hanno bisogno per capire quando le loro scelte sono sbagliate. Un detto dice che l’imposizione lascia spazio agli alibi, mentre la responsabilizzazione educa; ecco da mamma, prima che da nutrizionista, cerco di creare in famiglia la consapevolezza delle proprie scelte alimentari giuste o sbagliate che siano. Questo perché ognuno ha la propria personalità in continuo cambiamento, ma ciò che invece dobbiamo cercare di mantenere immutato nel tempo è uno stile di vita sano. (2,5) 

Obbiettivo del progetto

Alla luce di quanto sopra esposto, la storia che ho scritto intende contribuire nell’ambito infantile alla promozione di uno stile di vita sano, mediante il libro-gioco “Chi ha paura di Colagrasso”, il quale attraverso la storia di personaggi immaginari allegri e divertenti ha il fine di:

  • Educare bambini di età fra i cinque e gli otto anni a mangiare bene.
  • Portarli a fare scelte giuste ed equilibrate attraverso giochi e percorsi, ad esempio, ricercando il pasto giusto.
  • Far capire loro che troppe privazioni non sono necessarie come racchiude la morale finale.
  • Stimolarli a stare all’aria aperta, fare sport di squadra o comunque dell’attività fisica, richiamando spesso la frase “giocare insieme” .

Il tutto facendoli divertire in linea con il motto mio e della Federighi Editori: “Imparare giocando!”

La storia essendo pensata proprio per i bambini sarà illustrata in maniera esplicativa e divertente con un linguaggio semplice e diretto. Lo scopo del progetto, infatti non è quello di annoiare i bambini con racconti lunghi e prolissi, ma stimolare la loro mente e le enormi potenzialità che offrono attraverso giochi, percorsi e colori.

Non esistono particolari protagonisti o antagonisti, ma l’immagine di due stili di vita diversi; uno composto da solo cibi e abitudini sane, mentre l’altro sedentario e pieno di grassi. Nell’arco di una giornata questi nemici- amici si sfideranno per imporre a tutto il villaggio, le loro abitudini, ma il finale racchiude una morale a sorpresa troppo spesso trascurata.

 

Conclusioni

Una dieta scorretta e non equilibrata rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cronico-degenerative, quali disturbi cardiovascolari, tumori e diabete mellito di tipo 2. Per questo motivo è importante la prevenzione del sovrappeso e dell’obesità che va iniziata già in età pediatrica, attraverso una dieta bilanciata e uno stile di vita sano. (1) Inoltre secondo le Raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, al fine di migliorare le condizioni cardiorespiratorie, scheletriche e muscolari dei bambini occorre iniziare presto una pratica sportiva o almeno stimolare i nostri figli a muoversi. Infine una Metanalisi condotta nel 2011 in lingua inglese, esaminando la banca dati PubMed ed includendo un totale di 18.849 partecipanti di età compresa fra i 2 e i 19 anni, ha determinato l’effetto positivo della frequenza dei pasti sulla variazioni del peso corporeo nei bambini e negli adolescenti. (6)

Alla luce di quanto appena detto, Il libro-gioco “Chi ha paura di Colagrasso?”, quindi, ha lo scopo di promuovere non solo i “cibi buoni” e “cattivi”, ma uno stile di vita sano ed equilibrato rivolgendosi proprio a Loro, i bambini, patrimonio del nostro futuro.

 

Dr.ssa Frosali Benedetta

Biologa Nutrizionista

Specializzata in Scienze della Nutrizione Umana

 

Riferimenti Bibliografici

  1. http://www.salute.gov.it
  2. Griffhs MD (2002 The education benefits of videogames. Education and Health.
  3. Griffths MD (2003) Videogames: advice for parents and teachers. Education and Health
  4. Http://www.orosha.org/cergos
  5. www.ispesl.it
  6. http:// www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23569087.Eating Frequency and Overweight and Obesity in Children and Adolescents: A meta-analysis.

 

L’iperuricemia

L’iperuricemia è una condizione caratterizzata da un eccesso di acido urico (principale catabolita delle purine) nel sangue in quanto alcuni soggetti hanno carenze congenite di enzimi coinvolti nelle vie di interconversione, recupero e degradazione delle purine. In questo caso vengono sintetizzate molte più purine del necessario e l’organismo non riesce a smaltirle con sufficiente velocità. L’iperuricemia può scatenare una condizione artritica chiamata gotta, caratterizzata da un aumento di acido urico nei liquidi biologici.

Si considera iperuricemico il soggetto che, dopo 5 giorni di dieta ipopurinica e senza assunzione di farmaci che influiscono sull’uricemia (vitamina C, vitamina PP, salicilici, diuretici), presenta valori di acido urico nel sangue superiori a:

7 mg/dl se uomo

6,5 mg/dl se donna

 Superati i 9 mg il rischio gotta diventa elevato e si procede con la somministrazione di farmaci specifici

 In presenza di gotta o iperuricemia bisogna considerare che:

  1. una dieta ricca di carboidrati complessi (amido) favorisce l’escrezione di acido urico
  2. una dieta ricca di lipidi e fruttosio favorisce la ritenzione di acido urico.

 

Molti dei soggetti con iperuricemia presentano una tendenza ereditaria a produrre grandi quantità di acido urico, mentre è raro che la gotta sia causata dal solo consumo di alimenti ricchi di purine in assenza di predisposizione genetica. Ciò non toglie che in caso di gotta ed iperuricemia sia comunque importante:

  • limitare il consumo di alimenti ricchi di purine;
  • seguire una dieta sobria (un tempo la gotta era definita la “malattia dei ricchi” in quanto tipicamente associata agli eccessi alimentari);
  • bere liquidi in abbondanza, almeno 2/3 litri al giorno, specialmente se fa caldo (la disidratazione eleva il rischio di attacchi gottosi); l’acqua in abbondanza può prevenire i calcoli renali; anche gli infusi d’erbe possono essere una buona soluzione per aumentare il consumo di liquidi;
  • cercare di ridurre il peso corporeo, se in eccceso, evitando comunque diete eccessivamente restrittive; le persone in sovrappeso, specie se con grasso concentrato a livello addominale, sono più esposte al rischio gotta;
  • limitare o eliminare il consumo di alcool; la birra è particolarmente sconsigliabile perché ha un alto contenuto di purine rispetto al vino e agli altri alcolici;
  • evitare il fruttosio come dolcificante e frutta zuccherina poiché aumenta la ritenzione di acido urico;

Attenzione! Non possono mancare almeno due o tre porzioni di pesce ricco di omega-tre alla settimana (evitando le specie ad alto contenuto di purine); questi acidi grassi, infatti, contribuiscono a modulare lo stato infiammatorio dell’organismo, riducendo l’incidenza delle malattie infiammatorie.

L’alimentazione dovrebbe essere all’insegna della moderazione calorica, in modo da evitare, per quanto possibile, abbuffate ed eccessi. La riduzione graduale del peso superfluo sembra infatti apportate più benefici di un regime dietetico attento solo all’eliminazione dei cibi ricchi in purine.

Importante ricordare di nuovo che in caso di iperuricemia è molto importante assicurare all’organismo il giusto apporto di liquidi, quindi è necessario bere almeno 2 l di acqua il giorno. Anche gli infusi d’erbe a base di:

Alchechengi, Betulla, carciofo, cardo benedetto, Pungitopo, salice bianco, tè di giava, Pilosella, ortica.

possono essere una buona soluzione per aumentare l’apporto di liquidi con la dieta e favorire l’escrezione di acido urico in eccesso riducendo anche la pressione arteriosa.

 

Il Colesterolo

IL   COLESTEROLO                                

Il colesterolo Totale dovrebbe essere presente nel sangue ad un livello inferiore ai 200 mg/dl o meglio ancora al di sotto dei 180 mg/dl (milligrammi/decilitro); al di sopra di questo valore dovremmo iniziare a preoccuparci specialmente a livelli superiori di 240 mg/dl è necessario consultare il proprio medico.

… ma colesterolo BUONO o CATTIVO??

Nel sangue è presente il colesterolo buono o HDL, uno steroide (molecola lipidica) che ha un ruolo di fondamentale importanza per contrastare gli effetti negativi del colesterolo cattivo (LDL); maggiore è la quantità nel sangue del colesterolo HDL e tanto meglio sarà per la nostra salute, in quanto è indispensabile per “pulire” le arterie.  Il colesterolo LDL, invece, viene definito “cattivo” perchè si accumula sulle pareti delle arterie riducendo o addirittura bloccando la circolazione del sangue portando a: infarti, angina, ictus e quindi di morire.

La chiave per regolare il colesterolo sta principalmente nell’alimentazione, ma non solo: un’attività fisica costante, anche se non direttamente collegata con la riduzione del colesterolo, riattiva la circolazione e il metabolismo ed è fondamentale per il benessere dell’intero organismo.

Le dieci regole per tenerlo sotto controllo…..

  1. Ridurre la quota calorica giornaliera per raggiungere o mantenere un peso corporeo ottimale.
  2. Ridurre la quantità di grassi saturi di origine animale (burro, strutto,lardo).
  3. Evitare merendine, biscotti o prodotti da forno contenenti grassi idrogenati.
  4. Consumare pesce almeno 3 volte a settimana, in quanto contiene acidi grassi polinsaturi omega-3 che vanno a ridurre la quantità di colesterolo nel sangue. Ridurre però il consumo di molluschi e crostacei.
  5. Consumare i legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli) almeno 2 volte a settimana.
  6. Seguire metodi di cottura semplici (alla griglia, al vapore, al cartoccio, lessato), insaporendo con spezie ed erbe aromatiche, limone o aceto. Evitare i fritti ed i soffritti.
  7. Preferire carboidrati complessi (pane ,pasta, riso) rispetto agli zuccheri semplici (saccarosio) e preferire alimenti integrali (pane, pasta integrali, riso integrale, fette biscottate o biscotti per la colazione di tipo integrale), in quanto più ricchi in fibra.
  8. Avere un’alimentazione che comprenda almeno 2 porzioni al giorno di verdura.
  9.  Ridurre il consumo di sodio, in quanto può aumentare il rischio collegato alle patologie cardiovascolari.
  10. . Praticare una costante attività fisica (palestra, piscina , ballo) o camminare 2-3 volte a settimana per almeno 40 minuti- 1 ora.

Come posso integrare la mia dieta?

■Aglio: secondo vari studi, l’aglio aiuta a proteggere il rivestimento dalle arterie dei danni causati dall’ossidazione, riduce la pressione arteriosa e il livello di fibrinogeno nel sangue; il fibrinogeno è il precursore della fibrina: glicoproteina essenziale nella coagulazione del sangue.

■Lecitina di soia e Lievito di riso rosso: Si trovano in commercio a poco prezzo degli integratori di lecitina o di riso rosso validissimi per combattere il colesterolo alto.

■Tè verde: Il tè verde ha note proprietà per contrastare il colesterolo alto e i trigliceridi; Inoltre è attivo anche nel contrastare l’alito cattivo  Utile se si mangia spesso l’aglio.

■ Tiglio: Ha un effetto vasodilatatore e sedativo.